Lavori nel settore della saldatura e ti stai chiedendo quali sono gli obblighi normativi per la gestione dei fumi nel tuo ambiente di lavoro? Non sei il solo. Con la riclassificazione dei fumi di saldatura come cancerogeni certi da parte dello IARC, il tema della sicurezza respiratoria è diventato una priorità assoluta per ogni azienda del comparto metalmeccanico.
In questa guida completa ti spiegheremo cosa prevede la legge italiana in materia di aspirazione dei fumi di saldatura, quali sono i tuoi obblighi concreti e come adeguarti alle normative vigenti con le soluzioni tecnologiche più efficaci.
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Cosa sono i fumi di saldatura e perché sono pericolosi
I fumi di saldatura sono miscele complesse di particelle solide e gas che si generano durante il riscaldamento e la fusione dei metalli nel processo di saldatura. Si formano quando i metalli vengono portati a temperature prossime al punto di ebollizione: i vapori che ne derivano si condensano rapidamente in particelle ultrafini facilmente inalabili.
La composizione di questi fumi varia in base a diversi fattori: il tipo di processo utilizzato (MIG/MAG, TIG, arco sommerso), il materiale base lavorato, il materiale d'apporto e le condizioni ambientali. Tra le sostanze potenzialmente presenti nei fumi troviamo composti di cromo esavalente, nichel, cadmio, manganese e cobalto, tutti riconosciuti come agenti pericolosi per la salute umana.
L'inalazione prolungata di queste particelle può provocare conseguenze gravi: patologie respiratorie croniche, irritazioni delle vie aeree, danni neurologici e, nei casi più critici, tumori polmonari. Non si tratta di un rischio teorico, ma di un pericolo concreto e documentato dalla letteratura scientifica internazionale.

Classificazione IARC: i fumi di saldatura sono cancerogeni
Il punto di svolta nella percezione del rischio legato ai fumi di saldatura è arrivato nel 2018, con la pubblicazione della Monografia 118 dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Il risultato è stato inequivocabile: i fumi di saldatura sono stati riclassificati da Gruppo 2B ("possibili cancerogeni per l'uomo") a Gruppo 1 ("cancerogeni certi per l'uomo").
Questa riclassificazione non riguarda solo la saldatura di acciaio inossidabile , come si riteneva in precedenza per la presenza di cromo e nichel, ma i fumi di saldatura in generale, indipendentemente dal tipo di processo e dai materiali coinvolti. Secondo la IARC, i fumi di saldatura causano cancro ai polmoni e presentano un'associazione positiva anche con il tumore al rene. Nella stessa monografia, anche le radiazioni ultraviolette emesse durante la saldatura sono state confermate come cancerogene (melanoma oculare).
Si stima che nel mondo circa 11 milioni di lavoratori abbiano un titolo professionale di saldatore, con altri 110 milioni potenzialmente esposti a emissioni correlate. In Italia, secondo i dati dell'Indagine Forze di Lavoro, il numero di addetti a operazioni di saldatura è stimato in circa 180.000 lavoratori.
La nuova classificazione ha avuto conseguenze dirette sugli obblighi delle aziende italiane, rafforzando l'applicazione delle disposizioni previste dal D.Lgs. 81/2008 in materia di agenti cancerogeni e mutageni.
Il quadro normativo italiano: D.Lgs. 81/2008
Il principale riferimento legislativo per la gestione dei fumi di saldatura in Italia è il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro). Questo decreto non tratta specificamente i fumi di saldatura, ma stabilisce una cornice normativa completa per la prevenzione e la protezione dai rischi professionali, inclusi quelli derivanti dall'esposizione a sostanze pericolose.
Le sezioni più rilevanti per il nostro tema sono contenute nel Titolo IX – Sostanze pericolose, articolato in due capi fondamentali:
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Capo I – Protezione da agenti chimici (artt. 221-232): stabilisce gli obblighi generali di valutazione del rischio chimico, le misure di prevenzione e protezione e i valori limite di esposizione professionale.
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Capo II – Protezione da agenti cancerogeni e mutageni (artt. 233-243): si applica quando nei fumi sono presenti sostanze classificate come cancerogene, come nel caso del cromo esavalente e del cadmio. Prevede obblighi più stringenti, tra cui il monitoraggio ambientale, la sorveglianza sanitaria e la tenuta del registro degli esposti.
A questi si aggiunge il Titolo II – Luoghi di lavoro e il relativo Allegato IV, che fissa i requisiti minimi degli ambienti lavorativi. In particolare, il punto 2.1.5 dell'Allegato IV stabilisce un principio chiave: l'aspirazione dei gas, vapori, odori o fumi deve farsi, per quanto è possibile, immediatamente vicino al luogo dove si producono.
Obblighi del datore di lavoro
Alla luce del contesto legislativo descritto, il datore di lavoro che gestisce attività di saldatura deve adempiere a una serie di obblighi precisi e non delegabili.
Il primo passo è la valutazione del rischio chimico ai sensi dell'art. 223 del D.Lgs. 81/2008. Questo processo deve considerare la natura e il grado di esposizione, le circostanze in cui avviene il lavoro, i valori limite di esposizione professionale e gli effetti delle misure preventive adottate. Data la presenza di sostanze cancerogene nei fumi, nella maggior parte dei casi si applica anche l’analisi ai sensi dell'art. 236, che richiede la misurazione degli agenti cancerogeni nel rispetto della norma UNI EN 689:2019.
L'articolo 225 prevede tuttavia la possibilità di omettere le misurazioni ambientali quando si possa dimostrare con altri mezzi il raggiungimento di un adeguato livello di prevenzione. L'esenzione è ammessa, ad esempio, in presenza di un impianto di aspirazione localizzata asservito a tutte le postazioni, con manutenzione programmata e verifica periodica dell'efficienza mediante rilevazioni della velocità di cattura.
Gli altri obblighi fondamentali includono: la sorveglianza sanitaria periodica dei lavoratori esposti, la formazione e l'informazione del personale sui rischi specifici, l'adozione di dispositivi di protezione individuale adeguati (maschere con filtri specifici, caschi ventilati) e la registrazione dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni.

Norme tecniche di riferimento per gli impianti di aspirazione
Oltre al quadro legislativo, esistono norme tecniche specifiche che definiscono i requisiti degli impianti di aspirazione dei fumi di saldatura.
Il riferimento principale è la EN ISO 21904-1:2020 ("Salute e sicurezza in saldatura e nei processi correlati – Attrezzature per la cattura e la separazione dei fumi di saldatura – Parte 1: Requisiti generali"), che ha sostituito la precedente EN ISO 15012-4:2016. Questa norma stabilisce le specifiche per la progettazione e la realizzazione di tutte le componenti degli impianti di ventilazione: cappe, condotti, gruppi filtro, ventilatori e sistemi di controllo. Si applica sia a sistemi di aspirazione locale (LEV) sia a impianti fissi e mobili.
Un aspetto tecnico fondamentale riguarda la velocità di cattura, ovvero il valore minimo necessario per convogliare i fumi verso il sistema di aspirazione. Secondo il manuale di ventilazione industriale dell'ACGIH, per le operazioni di saldatura questo parametro deve essere compreso tra 0,5 e 1 m/s. La norma EN ISO 21904 indica invece un valore di controllo di almeno 0,3 m/s misurato in specifiche condizioni.
Per i sistemi destinati all'aspirazione di sostanze cancerogene ed il ricircolo in ambiente interno, le attrezzature devono essere certificate W3 secondo la ISO 21904-1, a garanzia dell'efficacia di filtrazione anche per le particelle più pericolose.
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Norma
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Ambito
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Stato
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EN ISO 21904-1:2020
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Requisiti generali impianti aspirazione fumi saldatura
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In vigore
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UNI EN 689:2019
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Metodologia valutazione esposizione professionale
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In vigore
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UNI EN ISO 10882-1/2:2024
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Campionamento particelle e gas zona respiratoria
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In vigore
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D.Lgs. 81/2008, Titolo IX
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Protezione da sostanze pericolose e cancerogene
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In vigore
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Tipologie di sistemi di aspirazione conformi
Per rispondere efficacemente agli obblighi normativi, il mercato offre diverse opzioni tecnologiche di aspirazione, ciascuna adatta a specifiche condizioni operative.
Gli aspiratori carrellati rappresentano la soluzione ideale per postazioni mobili o per situazioni in cui non sia possibile installare un impianto fisso. Questi dispositivi combinano mobilità e prestazioni elevate, con efficienze di filtrazione che possono raggiungere il 99,9% e certificazione W3 per l'aspirazione di agenti cancerogeni. Sono la scelta giusta per officine con layout variabile o per lavorazioni su pezzi di grandi dimensioni.
Per stazioni operative fisse e stabilimenti con più punti di saldatura, la configurazione ottimale è l'impianto centralizzato. Prevede un sistema di tubazioni, bracci aspiranti e un'unità filtrante centrale, dimensionata per garantire portata d'aria e pressione adeguate a ogni calata.
Tra le soluzioni più diffuse per l'aspirazione localizzata spiccano i bracci aspiranti. Disponibili in lunghezze da 2 a 10 metri, vanno posizionati in prossimità della fonte di emissione: per bracci con diametro 150 mm, la distanza della cappa aspirante non dovrebbe superare i 40 cm dal punto di saldatura. La struttura autoportante è fondamentale affinché il braccio mantenga la posizione durante tutta la durata delle operazioni, aspetto che viene verificato anche durante i controlli delle unità competenti.
A completare il panorama, le torce aspiranti costituiscono la frontiera più avanzata: aspirano i fumi direttamente alla sorgente, durante il processo di saldatura, offrendo la massima efficacia di captazione.
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Sanzioni e conseguenze della mancata conformità
Non adeguarsi alla normativa sull'aspirazione dei fumi di saldatura comporta rischi significativi sotto diversi profili.
Sul piano sanzionatorio, il D.Lgs. 81/2008 prevede sanzioni sia amministrative sia penali per il datore di lavoro inadempiente. Le violazioni degli obblighi di valutazione del rischio, dell'adozione delle misure di prevenzione e della sorveglianza sanitaria possono comportare ammende consistenti e, nei casi più gravi, l'arresto. In caso di ispezione da parte degli enti preposti (ASL/SISL competente per territorio), il mancato adeguamento può determinare il fermo delle attività produttive fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
Sotto il profilo della responsabilità civile e penale, qualora un lavoratore sviluppasse patologie riconducibili all'esposizione a fumi di saldatura in assenza delle misure di protezione previste dalla legge, il datore di lavoro potrebbe rispondere personalmente dei danni.
C'è poi un aspetto meno evidente ma altrettanto importante: un contesto di lavoro non adeguatamente protetto dai fumi incide negativamente sulla produttività e sul benessere dei lavoratori. Assenteismo, calo di concentrazione e turnover elevato sono costi indiretti che spesso superano l'investimento necessario per un sistema di aspirazione conforme.
Come scegliere il sistema di aspirazione adatto
La scelta del sistema di aspirazione più idoneo dipende da una serie di variabili che vanno analizzate caso per caso: il tipo di processo di saldatura impiegato, i materiali lavorati, la frequenza e la durata delle operazioni, la configurazione dello stabilimento e il numero di postazioni attive.
Per un'officina con poche postazioni fisse e saldature regolari, un impianto centralizzato con bracci aspiranti rappresenta generalmente l’opzione più efficiente. La realtà con layout variabili o lavorazioni saltuarie trovano invece negli aspiratori carrellati la flessibilità necessaria senza rinunciare alle prestazioni. In contesti ad alta intensità produttiva, la combinazione di aspirazione centralizzata e torce aspiranti garantisce il massimo livello di protezione.
Qualunque sia la configurazione scelta, è essenziale che il sistema sia correttamente dimensionato da personale competente e che venga sottoposto a un programma di manutenzione regolare, con verifiche periodiche della velocità di cattura e della funzionalità dei filtri. Questi aspetti non sono opzionali: rientrano tra le condizioni che consentono di dimostrare un adeguato livello di prevenzione ai sensi dell'art. 225 del D.Lgs. 81/2008.
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Conclusioni
La gestione dei fumi di saldatura non è più una questione di buona prassi, ma un obbligo normativo preciso con implicazioni significative per la salute dei lavoratori e la responsabilità aziendale. La riclassificazione IARC del 2018 ha elevato ulteriormente l'attenzione su questo rischio, rendendo imprescindibile l'adozione di sistemi di aspirazione efficaci e conformi.
I punti essenziali da ricordare sono quattro: i fumi di saldatura sono classificati come cancerogeni certi (Gruppo 1 IARC); il D.Lgs. 81/2008 impone obblighi specifici di valutazione, prevenzione e sorveglianza; le norme tecniche EN ISO 21904-1:2020 definiscono i requisiti degli impianti; la selezione del sistema di aspirazione deve essere professionale, dimensionata e mantenuta nel tempo.
Investire nella sicurezza respiratoria dei tuoi operatori significa proteggere la loro salute, adempiere ai tuoi obblighi di legge e, al contempo, migliorare la qualità e l'efficienza del tuo ambiente di lavoro. Non aspettare un controllo ispettivo per agire.
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Domande frequenti
Cosa sono i fumi di saldatura?
I fumi di saldatura sono miscele complesse di particelle solide ultrafini e gas che si generano durante il riscaldamento e la fusione dei metalli nei processi di saldatura. Possono contenere composti pericolosi come cromo esavalente, nichel, cadmio e manganese. Dal 2018, lo IARC li classifica come cancerogeni certi per l'uomo (Gruppo 1).
Cosa prevede la normativa italiana sull'aspirazione dei fumi di saldatura?
Il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza) impone al datore di lavoro di valutare il rischio chimico e cancerogeno, adottare sistemi di aspirazione localizzata conformi, garantire la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti e rispettare i valori limite di esposizione. L'Allegato IV prescrive che l'aspirazione dei fumi avvenga il più vicino possibile al punto di produzione.
Come proteggersi dai fumi della saldatura?
La protezione dai fumi di saldatura si basa su un approccio combinato: sistemi di aspirazione localizzata (bracci aspiranti, aspiratori carrellati, impianti centralizzati), ventilazione generale dell'ambiente, dispositivi di protezione individuale (maschere con filtri specifici, caschi ventilati) e formazione del personale sulle corrette modalità operative.
Quali sono i rischi di respirare fumi di saldatura?
L'esposizione prolungata ai fumi di saldatura può causare patologie respiratorie croniche, irritazioni delle vie aeree, danni neurologici da manganese, sensibilizzazione cutanea e, nei casi più gravi, cancro ai polmoni e tumori al rene. Il rischio dipende dalla composizione dei fumi, dalla concentrazione, dalla durata dell'esposizione e dall'efficacia delle misure di protezione adottate.
Ogni quanto va controllato l'impianto di aspirazione dei fumi?
La normativa richiede una manutenzione programmata con verifiche periodiche dell'efficienza dell'impianto, incluse misurazioni della velocità di cattura ai singoli punti di captazione. La frequenza dipende dall'intensità di utilizzo, ma è buona prassi effettuare controlli almeno semestrali e documentare ogni intervento di manutenzione.